milena kunz bijno

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Milena Kunz Bijno | Löwenburgstraße 37 | 53604 Bad Honnef / Rhöndorf | Tel 02224 - 73949 | EMail milenakunzbijno(at)yahoo.de

La  valigia  delle  Indie    

Questa mostra e´un ringraziamento all’India, un canto  di lode, una sinfonia di colori dedicati ad un paese splendido e poverissimo, antico e sempre nuovo al  quale nessun visitatore puo´rimanere indifferente.

Andare in India significa incontrare un continente che affonda radici culturali nei millenni, che e’ stato la culla di grandi civilta´e che ha dato natali ad eroi, poeti, artisti, saggi, filosofi e dei.

Come pittrice andare in India significa riempire la valigia di colori incredibili,  di bazar brulicanti , di deserti, di templi in cui gli antichi dei danzano  e creano la coreografia del grande mistero della vita.

Ho incontrato inferni e degrado, brutture di antiche ignoranze e superstizioni e mi sono inebriata del canto di un popolo che ha fatto di Dio la sua occupazione principale.

Incontrare il Divino, scoprire la verita´ultima dell’esistenza e’ la ragione d’essere  di una societa’ complicatissima, che nei secoli ha tessuto  un arazzo di storia in cui

li  AVATAR (incarnazioni divine)

sono la chiave di lettura ,senza la quale non si penetra il significato profondo della civilta´indiana. Chiamo questa mostra “ La valigia delle Indie” ed  un Omaggio a Tagore perche´per me, elaborare il ricordo del viaggio, significa rendere e trasmettere l’emozione dell’incontro con la poesia , con l’arte.  Il mondo diventato- cosi´piccolo- ha urgente bisogno di punti di riferimento.

L’India ne offre molti.

Milena Kunz-Bijno


Parigi, 26 marzo 2006

Buona sera a tutti. Grazie per essere venuti. Dovrei parlarvi sui visi dell’India, ma dato che tutto cio´che dell’India ho visto  e´ stato filtrato attraverso le emozioni, gli stati d’animo e le mie capacita´di percezione, questa sera vi raccontero´semplicemente la mia storia.

Vi descrivero´quel piccolo, grande pezzo dell’India che ho saputo riconoscere, che mi e´stato dato di vedere.

Mio marito ed io arrivammo per la prima volta a Bombay nel 1966, esattamente 40 anni fa! Avevo 24 anni e dell ‘India non sapevo niente, solo avevo reminiscenze del ” Libro della giungla”e di “Kim”. Da bambina adoravo Kipling, Salgari e sognavo Maharajas che cavalcavano elefanti. Da adolescente  avevo scoperto Gandhi e Tagore. Niente di piu´. Cio´che mi aspettava era ben diverso, molto piu´complesso e difficile da capire ed anche da digerire.

La prima impressione fu di assoluto caos, di un affollamento mai visto, di poverta´ indicibile,  di profumi penetranti ma anche di colori cosi´incredibilmente forti e belli, da mozzare il fiato. Avevo pensato di intitolare questa esposizione “ I colori dell’India”, ma poi riflettendo che  cio´di cui voglio parlarvi non sono solo i colori, ( quelli li vedete sui quadri),ma  anche la sottile anima di questo paese cosi´povero e cosi´ricco, cosi´ antico e cosi´ingenuamente moderno, scelsi il titolo “ Les visages.de l’Inde”.

In questo tempo di globalizzazione , ci sono i  voli charter, le cure ayurvediche nel Kerala ,il boom degli esoterismi orientali,i seminati di yoga  negli ahsram dell’Himalaya,nel 1966  era diverso. La vecchia Europa era cosi´occupata con la sua espansione economica e con la sua guerra fredda, da non avere interessi per l’India, cosi´lontana e cosi’ povera.

Trascorremmo  4 anni a Bombay e furono anni pieni di incontri, di ricerche, di orizzonti che si aprivano su di un mondo sconosciuto ed affascinante.Attraverso l’arte classica degli antichi templi mi avvicinai alla mitologia, dalla mitologia alla religiosita´, dalla religiosita´alla spiritualita´. Incominciai a leggere i classici , la Bhagavad Gita, la Bhagavata, a scoprire le leggende che questo paese si trasmette da migliaia di anni.

Una tra queste, la storia dei 10 Avatars. Chi erano? Da buona cristiana avevo  imparato che solo una volta, nel Cristo, Dio si era incarnato ed era sceso in terra per la redenzione degli uomini. La tradizione indiana invece, nella sua complessa cosmogonia del divenire,faceva apparire Dio a intervalli regolari, “( Citazione della Gita Ogni qualvolta il Dharma e´in declino…)

Gli avatars erano quelle apparizioni di grazia che avevano accompagnato tutta l’evoluzione planetaria. Gli ultimi, i piu´amati erano Rama, il nobile principe che in assoluta ubbidienza alla rettitudine, rinunciava al trono  ed andava in esilio , combattendo poi una guerra senza quartiere contro i demoni;

Krishna, il giovane azzurro che suonando il flauto  incantava i cuori degli uomini, e sul campo di battaglia  insegnava la piu´alta metafisica nella Bhagav Gita, e Buddha, l’erede al trono che rinunciava ad ogni piacere terreno per scoprire la via che potesse salvare l’uomo dalla sofferenza e la trovava attraverso l’illuminazione.

Quelle figure erano cosi´poderose, vive e risplendenti da affascinarmi.

Naturalmente avevo  le mie difficolta´ad accettarle come incarnazioni divine, ma come non apprezzare il loro insegnamento, la loro vita esemplare, il grande segno che avevano lasciato nei millenni in quel paese ed in tutta l’Asia?

Poi incontrai il pensiero dei grandi santi moderni. Ghandi, il mio preferito, Aurobindo e la Madre, Ramana Maharshi e lui, il gentile santo del Bengala, Ramakrishna Paramahansa, il grande adoratore di Dio nella Sua forma della Madre Universale.La poderosa forza di Vivekananda aveva portato l’insegnamento del suo maestro, Ramakrishna ,nell’Occidente e l’America e l’Europa, gia´ preparate dal pensiero teosofico, l’avevano accettato con entusiasmo.

Quante cose non sapevo e venivo man mano scoprendo!La mia anima era assetata di verita´e cercava risposte alle grandi domande dell’uomo.

Da dove veniamo? Chi siamo, dove andiamo?

Nei libri che stavo leggendo si parlava sempre del Maestro spirituale che accompagna ed inizia il discepolo nel suo viaggio verso la scoperta del Se.

Dov’era il mio? Ne avrei mai incontrato uno?

Nei miei anni di Bombay cercai un Guru ed incontrai parecchi sadhu o Swami, indicatimi da degli amici indiani, ma nessuno mi soddisfo´al punto da poterlo accettare. Nel 1970 fummo trasferiti dall’India a Marsiglia.

In quattro anni quante esperienze avevo vissute, quanto avevo imparato, quanto era capitato! Anche i miei due figli nacquero in quel tempo a Bombay.

La giovane donna che arrivo`a Marsiglia non era piu´la stessa. Ero madre ma in me rimaneva vivo il desiderio di trovare una guida spirituale che mi aiutasse ad andare al di la´di una conoscenza teorica verso una vera ricerca spirituale.

Cari amici siamo arrivati ad un punto interessante della storia!

Marsiglia fu il porto in cui la mia anima trovo´riposo. Si, io devo alla Francia molto, perche´in questo paese trovai la guida tanto desiderata.

Le vie del Signore sono infinite.

Non avrei mai immaginato di trovare in Francia, cio´che in India non avevo potuto trovare…

Marc aveva l’eta´di mio padre,era stato commissario  capo della polizia di Algeri  durante  i difficili anni della guerra d’Algeria e godeva la sua pensione meditando sull’amore di Dio, che aveva incontrato grazie a Swami Siddeswarananda prima e di un Maestro sufi algerino poi.

A questo padre spirituale, che Dio mise sul mio cammino, io devo  moltissimo. Da lui imparai che ogni religione va vissuta dall’interno e sino in fondo per essere capita ed apprezzata.Mi insegno´che la spiritualita´ e´al di la´dei dogmi, degli edifici teorici che la mente umana costruisce, e che la sua essenza e´l’Amore.Attraverso di lui compresi che ogni religione e´un cammino diverso, ma che il traguardo di tutte e´l’incontro con la verita´ultima, al di la´di ogni descrizione e concetto umani, con il Se interiore.

Marc mi accompagno´ con consigli, insegnamenti,con tatto e buon umore seppe guarire le ferite dell’anima e soprattutto mi accetto´cosi´com’ero, con le mie difficolta´, con i miei dubbi, con tutti i miei errori. Mi diceva “ Vous etez un bon fromage, mais quelle croute…o la la” Ma non indietreggio´ davanti alla mia crosta, ma pazientemente levo´ un pezzo per volta, con dolcezza, con premura.

Per rimanere in tema di formaggio mi diceva “ Ayez confience en vous meme, Dieu est comme l’epicier, Il vous demande “ Combien de fromage voulez vous? Il y a quelcun qui lui demande 100 gr. L’autre 200 gr. mais il attends toujours quelcun qui lui demande la forme intie`re. Pourquoi vous limitez vous-même ?Vous etez son enfant, demandez lui et il vous donnera, ce qui est bon pour vous »

Con la benedizione di Marc, nel giugno 1978 ritornai in India, per incontrare un maestro spirituale di cui si diceva molto. A detta di chi l’aveva incontrato faceva miracoli, guariva, sapeva materializzare dal nulla oggetti che poi regalava. Marc mi promise di accompagnarmi con le sue benedizioni. Mi disse “Il nous recevra”.

Avvenne cosi´come lui aveva detto.

Dopo peripezie che sarebbero  ora troppo lunghe da raccontare, arrivai a Whitefield, un paese vicino a Bangalore, nel sud dell’India, e vidi per la prima volta Sai Baba. Arrivai nel bel mezzo di un corso universitario per studenti di tutta l’India sulla cultura e spiritualita´indiane e dopo tre settimane di permanenza, con alti e bassi, dubbi e controdubbi, arrivai alla conclusione di aver trovato non solo un grande Maestro, ma un Avatar.

Sri Sathya Sai Baba  era un’altra di quelle figure incredibili che in tempo di crisi scendono sulla terra per riportare  fede e speranza nel mondo.´

Per me e´ il volto dell’India piu´importante, e´il volto che vorrei presentarvi questa sera e che e´stato l’ispirazione della mia vita.

Marc mori´quell’anno stesso, in dicembre 1978. Quell’amorevole padre spirituale mi aveva fatto crescere abbastanza da essere in grado di poter vedere un barlume dello splendore di Baba e capire i suoi insegnamenti.

Mi aveva, cosi per dire, consegnato come un pacco alla mia prossima destinazione , presagendo la sua morte.

La mia gratitudine per lui sara´eterna.


 

Una Valigia dall´India